Via del Babuino 41 a Roma – Il restauro conservativo di Palazzetto Sterbini (approfondimenti)

Inquadramento e cenni storici

L’immobile oggetto dell’intervento, situato in Via del Babuino 41 rappresenta una testimonianza storica di notevole pregio nel cuore del centro storico di Roma. Sottoposto a vincolo di tutela sin dal 1952 (D.M. 24.11.1952), l’edificio — noto oggi come Palazzetto Sterbini— risale alla seconda metà del Settecento.

Nato come proprietà della famiglia Boncompagni e passato agli Sterbini nel 1822, il complesso ha subito nel tempo evoluzioni architettoniche significative. La facciata su Via del Babuino costituisce il nucleo più antico e si distingue per un ricco apparato decorativo: dal piano terra in travertino, sormontato dal balcone del piano nobile con mensole in stucco, fino ai piani superiori dove le cornici modanate delle finestre variano per motivi ornamentali, alternando nicchie con busti marmorei, decorazioni a conchiglia e volute. Importanti interventi di sopraelevazione e restauro furono condotti tra il 1886 e il 1888 dall’architetto Virginio Vespignani, periodo a cui risale probabilmente anche l’ampliamento verso Via Margutta.

Analisi dello stato attuale

Il restauro della facciata monumentale è seguito agli interventi di restauro del grande cortile interno e della facciata su Via Margutta. 

Il problema principale era rappresentato da una stratificazione indiscriminata di tinteggiature successive che avevano portato a un appiattimento dei dettagli architettonici, nascondendo le cromie originali sotto un’unica tinta.

Sono stati riscontrati, durante le prime fasi di rilievo fenomeni diffusi di distacco dell’intonaco, spellature della tinta e rattoppi eseguiti in modo incongruo nel corso degli anni. Le infiltrazioni d’acqua, causate dal logoramento delle lastre di ardesia sui cornicioni e sulle fasce marcapiano, avevano provocato dilavamenti localizzati e perdite di sezione nelle sagome delle finestre. Anche gli infissi e gli elementi in muratura hanno mostrato segni di sofferenza strutturale e superficiale che hanno reso necessario un intervento di ripristino sistematico.

Descrizione dell’intervento 

Il progetto di restauro ha riguardato principalmente la volontà di restituire alla facciata la sua leggibilità storica attraverso una serie di operazioni mirate:

  • indagini preliminari – sono stati eseguiti tasselli stratigrafici nelle aree protette dal dilavamento per recuperare le cromie originarie e i materiali corretti da impiegare;
  • preparazione del supporto – si è provveduto ad eseguire preventivamente una bonifica generale dei cablaggi obsoleti, seguita dalla revisione dell’intonaco tramite battitura manuale. Le parti ammalorate sono state rimosse e ripristinate con malta a base di calce idraulica e pozzolana, ricostruendo fedelmente le bugne e le modanature anche mediante l’ausilio di calchi, dove necessario;
  • trattamento delle superfici – i basamenti in travertino sono stati puliti con idropulitrice a pressione controllata. La tinteggiatura finale è stata eseguita “a regola d’arte” con latte di calce steso a pennello ed eventuali velature per garantire traspirabilità e profondità cromatica;
  • coperture e lattone ria – sono stati oggetto di intereventola revisione dei manti in ardesia dei cornicioni (con recupero degli elementi integri) e la sostituzione integrale di gronde e discendenti con nuovi elementi in rame;
  • infissi – gli elementi lignei sono stati restaurati ove possibile o sostituiti con nuovi infissi che hanno rispettato fedelmente le caratteristiche formali e materiche degli originali.

Restauro specialistico dei busti marmorei

Un’attenzione particolare è stata rivolta ai mezzi busti in marmo collocati nelle nicchie del piano nobile. L’intervento ha seguito una metodologia rigorosa in più passaggi:

  1. pulitura – rimozione a secco dei depositi incoerenti mediante pennellesse e spugne sintetiche tipo wishab;
  2. rimozione sovrammissioni – eliminazione delle ridipinture meccanicamente (bisturi) e chimicamente (impacchi di carbonato d’ammonio ed E.D.T.A. bisodico). Eventuali sostanze oleo-resinose sono state trattate con solventi organici mirati;
  3. consolidamento – esecuzione di microstuccature nelle zone interessate da microfratture per stabilizzare la superficie lapidea.

L’obiettivo finale è stato la conservazione dell’integrità del manufatto e il ripristino del decoro architettonico di uno dei palazzi più rappresentativi del rione Campo Marzio.

Torna indietro.