Recupero dell’ambito urbano della “Casa di suor Emilia”. 

Le vie dell’acqua e un laboratorio per la riscoperta dei mestieri tradizionali

Da luogo abbandonato e spazio pubblico restituito alla comunità.

La rigenerazione dell’ambito urbano composto dall’ex orfanotrofio e dal cortile di pertinenza, restituisce alla comunità spazi riqualificati che diventano coinvolgenti attrattori di interesse, conservando la memoria.

Vista serale della piazza (render realizzato con AI)

Il progetto, sviluppato da SottoStudio in collaborazione con SP29, è articolato tra il recupero e la rifunzionalizzazione degli edifici, destinati a Laboratorio per la riscoperta dei mestieri tradizionali, e il disegno di una nuova piazza pubblica al posto del cortile privato.

Scheda di progetto

TIPOLOGIA
Incarico pubblico

LUOGO
Gonnosfanadiga

INTERVENTO
Rigenerazione urbana

PROGETTO
Sottostudio con SP29

COMMITTENTE
Comune di Gonnosfanadiga

AMBITO
Urbano consolidato

TEMI CHIAVE
Progettazione urbana, spazi pubblici, riqualificazione, integrazione con il tessuto storico, spazi espositivi, Centro di documentazione sugli antichi mestieri

MATERIALI PRINCIPALI
Pietra, legno, terra cruda, acciaio, corten, materiale verde, acqua.

Centro di documentazione sugli antichi mestieri

I due corpi di fabbrica dell’ex orfanotrofio sono stati rimodellati per trasformarsi negli spazi espositivi e laboratori del Centro di documentazione sugli antichi mestieri, riprogettati nei collegamenti verticali ed orizzontali e resi un corpo unico, percorribile per intero e privo di barriere architettoniche. 

Tavola di progetto

I suoi ambienti sono stati progettati per ospitare il Centro di documentazione sulle attività tradizionali del paese (panificazione, produzione dell’olio, lavorazione dei coltelli e dei cestini), i laboratori per le attività pratiche e gli spazi destinati a iniziative temporanee. La cappella sconsacrata, restaurata, completa il Centro di documentazione come saletta conferenze. Anche le terrazze, rese accessibili, diventano spazi per attività laboratoriali ed eventi all’aperto. 

Al momento dell’intervento l’edificio, cresciuto nel tempo con ampliamenti e sopraelevazioni, fatiscente, presentava un grave degrado generalizzato e problemi statici.

Oggi, completamente risanato, consolidato e rifunzionalizzato è uno spazio contemporaneo perfettamente accessibile e sicuro,  restituito alla collettività come luogo di memorie ritrovate e di riconoscimento della propria identità.

La piazza

La nuova piazza mantiene la memoria dell’antica chiusura senza che diventi limite, segnando con due strisce di corten il passaggio verso la strada. Il corten si modella e si piega per diventare aiuola, panchina, pensilina. Lo spazio pubblico, tornato patrimonio di tutti, è vissuto come estensione dell’edificio riqualificato e come centro di aggregazione spontanea.

Vista della piazza e del Centro di documentazione dalla via Cottolengo (render arch. Marcello Stefano Pilia)

La piazza, voluta dall’Amministrazione come spazio ininterrotto e libero, naturale estensione all’aperto del Centro di documentazione e delle sue attività, è rivestita da lastre di pietra basaltica con inserti di granito grigio, che rimarcano l’andamento della strada e l’allineamento delle strisce di corten. La stessa pavimentazione continua nella strada adiacente a sottolineare l’apertura dello spazio ritrovato verso il paese.

La nuova piazza

L’illuminazione accompagna l’andamento delle strisce di corten e delle panchine, ed è pensata per rendere lo spazio accogliente e suggestivo. Nemmeno la presenza ritrovata della fontana a raso interrompe la continuità dello spazio: l’acqua zampilla direttamente dal pavimento di pietra basaltica, producendo suoni ancestrali che generano benessere, mentre la luce la illumina scenograficamente. La presenza degli olivi richiama le tradizioni locali alle quali il Centro di documentazione è dedicato.

Tavola di progetto

Un luogo amato dalla comunità, tornato ad essere bene comune dopo decenni di inutilizzo, viene riportato a nuova vita da chi lo abita quotidianamente.