Il recupero di via del Banco di Santo Spirito 48: restauro di un pezzo di storia nell’antico rione Ponte (approfondimenti)

Cenni storici

Il nome del Rione Ponte evoca l’antico Ponte Elio (oggi Ponte Sant’Angelo), l’accesso monumentale al Vaticano. Quest’area, originariamente paludosa, subì una profonda trasformazione a partire dal Rinascimento, quando via del Banco di Santo Spirito divenne il fulcro economico della città. 

Qui, banchieri fiorentini e grandi famiglie come gli Strozzi stabilirono le proprie sedi, attratti dalla vicinanza con la Basilica Vaticana.

Le radici del palazzo attuale affondano nel XVII secolo, quando la proprietà apparteneva alla Congregazione dell’Oratorio dei Filippini. Dopo decenni di alterne fortune e stati di fatiscenza in cui si pensò addirittura ad una demolizione del fabbricato, nel 1765 i padri decisero di vendere altre case di loro proprietà per investire il ricavato in una ricostruzione totale. 

Il progetto fu affidato a Giovanni Francesco Fiori, architetto ufficiale della congregazione, che concepì un’abitazione plurifamiliare dal carattere monumentale.

Architettura e segni distintivi

Il palazzo si distingue per una facciata che fonde sapientemente rigore rinascimentale e spunti barocchi:

  • verticalità e ordine – l’elemento decorativo prevalente è costituito dalle paraste giganti con capitelli a decorazioni floreali che slanciano la struttura.
  • dettagli nobili – le finestre del primo piano nobile sono sormontate da un’alternanza di timpani retti e curvi, tipici dello stile rinascimentale.
  • accenti barocchi – il portale d’ingresso è impreziosito da un timpano baroccheggiante la cui parte superiore si introflette verso l’interno.
  • contrasti urbani – mentre la facciata principale è ricca di dettagli, i prospetti su Via Arco dei Banchi rimangono privi di decorazioni, con superfici lisce e funzionali.

Il risanamento delle coperture a Falda

L’intervento sulle coperture ha seguito rigorosi criteri conservativi dettati dalla Soprintendenza:

  • recupero dei materiali – le tegole antiche sono state smontate, pulite manualmente con spazzole di saggina e integrate con nuovi elementi identici per forma e dimensione. Per evitare l’effetto “a macchia”, i materiali nuovi e vecchi sono stati mischiati per garantire un risultato cromatico omogeneo.
  • consolidamento ligneo – le capriate e i travicelli sono stati revisionati e sono stati sostituiti gli elementi eccessivamente degradati. Gli elementi terminali degli sporti di copertura degradati da funghi e tarli (come le palombelle) sono stati sostituiti con legno della stessa essenza, mentre i manufatti recuperabili sono stati trattati con prodotti antifungo e antimuffa.
  • impermeabilizzazione – è stata realizzata una nuova “camicia di calce” e applicato un doppio manto impermeabile in bitume elastomerico armato in poliestere per garantire una protezione duratura nel tempo.

Infine, per garantire il corretto deflusso delle acque, sono state sostituite le gronde e i discendenti con nuovi elementi in rame pesante (8/10), mantenendo una forma coerente con i preesistenti collettori storici.

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